Glossario
di Termini Fotografici
Elwood |
Aberrazione
cromatica:
Interessa l'intero campo di copertura di una lente. Si ha quando un
obiettivo mette a fuoco colori diversi su piani diversi. Ad esempio,
in un soggetto multicolore il colore blu può andare a fuoco
più vicino del colore rosso, provocando sfocature cromatiche.
Aberrazione
sferica:
Interessa l'intero campo di copertura di una lente. Si ha quando
i raggi provenienti da un soggetto piano vanno a fuoco in piani
diversi a seconda che passino vicino all'asse ottico dell'obiettivo
(assiali) o lontano da esso (extra-assiali). Normalmente si rimedia
a questo difetto chiudendo maggiormente il diaframma.
Autofocus:
dispositivo automatico di messa a fuoco, che provvede ad impostare
la distanza corretta tra soggetto da fotografare e obiettivo. In
alcune condizioni operative (luce molto scarsa, soggetto decentrato
o in rapido movimento...) l'automatismo di messa a fuoco può
non funzionare a dovere; per questo la possibilità di escludere
l'autofocus costituisce un punto a favore, assieme alle maggiori
possibilità espressive, oppure, nel caso di soggetto decentrato
si mette a fuoco sul soggetto tenendo premuto il tasto di scatto
a metà e poi si sposta la fotocamera e si scatta: in questo
modo il soggetto è perfettamente a fuoco anche se non è
in posizione centrale. Alcune fotocamere hanno le opzioni per lo
scatto sportivo, da utilizzare in caso di soggetti in rapido movimento.
Bilanciamento
del bianco:
operazione di taratura del colore che permette di fare riprese in
ambiente illuminati da qualunque fonte luminosa senza che vi siano
dominanze cromatiche. Di solito nelle fotocamere digitali è
automatico e manuale, nell’impostazione manuale si va a selezionare
il tipo di luce: tungsteno, naturale, neon, eccetera.
Compensazione:
intervento nell'esposizione del fotogramma, reso necessario per
ottenere una esposizione corretta in situazioni particolarmente
critiche di illuminazione. Permette di regolare l’intensità
della luce che può entrare nella fotocamera.
Ad esempio, un caso tipico in cui è necessario compensare
si ha col soggetto in controluce: per non averlo troppo scuro, bisogna
correggere le indicazioni dell'esposimetro compensando con una sovraesposizione
di 2 o 3 valori EV. [Exposure Values = valori di esposizione]
Si tratta di un sistema costituito da numeri che vanno da -4 a 20;
ogni numero rappresenta un gruppo di diverse coppie diaframmi/tempi
di otturazione, tali da fornire la medesima esposizione.
Il sistema di valori EV è concepito in modo che ogni numero
rappresenta una esposizione che fa arrivare sulla pellicola (o al
sensore) una quantità di luce che vale il doppio (o la metà)
di quella lasciata passare dal valore-luce successivo (o precedente).
Ad esempio, il valore-luce 13 indica una esposizione che è
il doppio del valore-luce 14 e la metà del valore-luce 12.
Ad un valore esposimetrico EV prefissato corrispondono tutte le
combinazioni diaframma-tempo di posa che forniscono la medesima
esposizione in termini di quantità di luce che raggiunge
la pellicola (o il sensore). Nel caso di EV=13 si hanno le seguenti
coppie di valori, ciascuna delle quali fornisce una esposizione
corretta:
32-1/8 22-1/15 16-1/30 11-1/60 8-1/125
5.6-1/250 4-1/500 2.8-1/1000 2-1/2000
Controluce:
tipo di illuminazione in cui il soggetto si trova tra la macchina
fotografica e la sorgente luminosa. Questo modo di fotografare può
dare origine a fotografie più interessanti e suggestive.
La tecnica del controluce richiede grande attenzione all'esposizione
e alla latitudine di posa, per evitare zone sovraesposte o sottoesposte.
Inoltre si deve fare attenzione ai raggi che potrebbero facilmente
colpire direttamente l'obiettivo, generando riflessi indesiderati
e fastidiosi; in questi casi è sempre consigliabile l'uso
del paraluce.
Compressione: procedimento che permette di archiviare o trasmettere
dati usando un minor numero di byte, cioè riducendo le dimensioni
del file. Un qualsiasi tipo di compressione porta ad una perdita
di informazioni, nel caso di fotografie, si ha la perdita di particolari.
Il file di tipo RAW presenti su alcune fotocamere digitali, permette
di registra le informazioni così come vengono catturate dal
sensore CCD, senza subire alcun tipo di trattamento software.
Per capire il formato RAW bisogna conoscere il funzionamento del
sensore CCD; questo è formato da pixel, ognuno dei quali
"vede" un solo colore (o rosso o verde o blu, se lavora
in modalità RGB). Il software che regola il funzionamento
dell'apparecchio si incarica poi di calcolare per interpolazione
il colore dei pixel contigui, in modo da restituire una profondità
di colore di 24 bit per ogni pixel.
Oltre a questo, il software della fotocamera applica altre correzioni,
come il bilanciamento del bianco, l'aumento della nitidezza, la
correzione dei colori e altro ancora. Al termine di questi trattamenti,
di norma viene registrato in memoria un file JPEG compresso, per
ridurne l'ingombro a scapito della qualità. Se si registra
in formato TIFF, si ha un file molto più grande, ma senza
perdita di qualità; tuttavia il file TIFF presenta tutte
le correzioni effettuate dal software.
Il file RAW contiene invece soltanto quello che viene catturato
dal sensore CCD, senza le correzioni del software; si tratta di
un formato "grezzo", senza perdita di qualità,
che può essere letto soltanto da programmi appositi, forniti
dal costruttore della fotocamera. Il formato RAW non è standardizzato;
ogni costruttore ha un suo formato RAW, che può cambiare
perfino nei diversi modelli. Il vantaggio sta nel fatto che le dimensioni
di un file RAW sono abbastanza più piccole dell'equivalente
TIFF (ma più grandi di un JPEG, che però perde in
qualità). Le correzioni necessarie dovranno essere effettuate
con un programma di ritocco fotografico.
Per concludere, il formato RAW offre il massimo della qualità
al pari del TIFF, col vantaggio di occupare molto meno spazio in
memoria.
Diaframma:
Nella fotografia tradizionale il Diaframma è una meccanica
composta da una serie di lamelline che si aprono e si chiudono a
cerchio il cui scopo è lasciar passare più o meno
facilmente la luce e i raggi riflessi.
Dal punto di vista pratico:
- una maggiore
apertura del diaframma fa passare più luce, ma riduce la
profondità di campo, è il classico effetto che si
nota quando si fanno le foto col soggetto in primo piano e lo
sfondo a distanza viene sfocato.
- una minore
apertura di diaframma aumenta, al contrario, la profondità
di campo e permette di ritrarre a fuoco soggetti e sfondo anche
a notevole distanza tra loro, è utile nella foto paesaggistica
o comunque ogni volta che non vogliamo sfocare deliberatamente
lo sfondo. L'impostazione può essere manuale o automatica.
I valori che
assume il diaframma vengono definiti con un numero seguito dalla
lettera F.
Esempio 2.8F. Vien da sè che un numero basso di F indica
una grande apertura di diaframma.
I valori
in genere oscillano da 2.8 a 16 e un accorto utilizzo dell'apertura
focale permette di ridurre i tempi di scatto per via del maggiore
afflusso di luce, tuttavia concorre anche la sensibilità
iso della pellicola o quella simulata del ccd per giungere ad una
conclusione d'insieme.
Quindi:
- maggiore apertura - 2.8F - Minore profondità . A fuoco
solo il soggetto vicino
- minore apertura - 16F - Maggiore profondità . A fuoco anche
lo sfondo
Distorsione:
Si ha quando viene degradata non la nitidezza, ma la forma dell'immagine;
la zona periferica dell'immagine viene riprodotta secondo una scala
diversa rispetto alla parte assiale. Partendo da un reticolo formato
da linee incrociate ad angolo retto, si ottengono linee che non
restano più diritte, ma vengono incurvate verso l'interno
o verso l'esterno. Nel primo caso si ha la distorsione a barilotto,
coi lati che fanno la pancia verso l'esterno; nel secondo caso si
ha la distorsione a cuscinetto, coi vertici all'infuori.
Fill-in:
modalità d'uso del flash che consente di rischiarare le ombre
nelle situazioni di contrasto eccessivo di illuminazione. L'esempio
tipico è quello del controluce, dove il metodo fill-in permette
di schiarire la parte più scura del soggetto, mantenendo
un buon equilibrio tra le illuminazioni delle varie parti della
scena.
Il lampo di schiarita non è di facile realizzazione, specialmente
nelle fotocamere dotate di otturatore a tendina, dove il tempo di
sincronizzazione non può essere troppo breve. Negli apparecchi
più evoluti il fill-in viene gestito in maniera completamente
automatica. Questo tipo di flash può essere impostato manualmente
o automaticamente.
Flash:
Sorgente di luce artificiale usata per fotografare in condizioni
di illuminazione scarsa, quando la luce sarebbe insufficiente per
impressionare adeguatamente la pellicola o il sensore della fotocamera
digitale. Il flash (o lampeggiatore elettronico) emette un lampo
di luce più o meno potente, allo scopo di consentire una
esposizione corretta. Il flash può essere integrato nella
fotocamera (tradizionale o digitale che sia) oppure disponibile
come accessorio a parte.
ISO:
International Standards Organization, ente preposto alla normativa
degli standard. In fotografia la
sigla Iso relativa alle pellicole fotografiche indica la loro sensibilità.
La sensibilità di una pellicola normale è indicata
con Iso 100/21.
Tuttavia, nel linguaggio fotografico si utilizza ormai solo la prima
parte dell'indice e ciòe quella
aritmetica. In questo caso il raddoppio dell'indice indica il raddoppio
della sensibilità. Una pellicola 200
Iso è del doppio sensibile di una da 100 Iso e richiede quindi
un'esposizione dimezzata. Una pellicola da
200 Iso è, invece, sensibile la metà rispetto a una
da 400 Iso e quindi richiede un'esposizione doppia. La
sensibilità di una pellicola viene calcolata in base alla
sua capacità di ottenere una certa densità in
condizioni standard di esposizione e trattamento.
Memorie:
La memoria nelle fotocamere digitali serve per registrare le immagini
catturate premendo il pulsante di scatto.
La quantità di memoria si misura in Mega Byte (MB. 1 MB equivale
a circa 1.000.000 di punti).
La memoria può essere di vari tipi. Innanzitutto si deve
distinguere tra memoria interna non estraibile (generalmente del
tipo Flash Memory) e memoria estraibile.
Schede estraibili
Le schede estraibili esistono nei tipi:
CompactFlash (CF) tipo I o tipo II: i due tipi si differenziano
per le dimensioni, le seconde sono di qualche mm più grandi.
Le fotocamere che hanno l’alloggiamento per il tipo II permettono
l’utilizzo dei microdrive, un vero e proprio hard disk in
miniatura che può arrivare ad una capienza massima di un
giga, ma sono molto piò fragili delle CF che sono praticamente
indistruttibili (a patto di non saltarci sopra…)
SmartMedia (SM)
MemoryStick (MS)
SecureDigital (SD)
Messa
a fuoco: Le macchine fotografiche possiedono dispositivi
che consentono di mettere a fuoco la zona che interessa; fanno eccezione
solo le macchine fotografiche economiche, dove si ha un obiettivo
a fuoco fisso che non consente la focheggiatura. La messa a fuoco
è possibile da una distanza minima (ad esempio, 50 cm) all'infinito.
Se la messa a fuoco non è perfetta, l'immagine perde nitidezza
e la sua qualità decade.
Nelle fotocamere moderne si ha una messa a fuoco automatica; tuttavia
è auspicabile che l'apparecchio offra la possibilità
di effettuare anche la messa a fuoco manuale, in modo da potere
intervenire in caso di errori dell'automatismo oppure per modificare
la focheggiatura a scopi creativi (ad esempio nel caso del soggetto
decentrato) La messa a fuoco automatica può anche essere
continua, per tenere costantemente a fuoco il soggetto quando si
muove, pure tra uno scatto e l'altro.
Mirino:
In una macchina fotografica il mirino serve per determinare l'inquadratura
dell'immagine, ossia per inserire nella fotografia esattamente quello
che si vuole fare entrare nella scena.
Esistono diversi tipi di mirino:
Mirino Ottico o Galileiano: si tratta di un dispositivo molto semplice
ed economico, che inquadra parallelamente all'obiettivo; esso offre
una visione abbastanza approssimata di ciò che verrà
effettivamente fotografato. E' sempre presente un certo errore di
parallasse, dovuto al fatto che il punto di osservazione e la sua
direzione sono diversi da quelli dell'obiettivo (infatti per le
fotografie macro è utile utilizzare lo schermo lcd delle
digitali per vedere ciò che realmente si inquadra, in quanto
essendo il soggetto molto vicino l’errore di parallasse sarà
più evidente rispetto ad una foto panoramica). Un normale
mirino ottico non fornisce indicazioni sulla messa a fuoco. Si può
trovare sia su fotocamere tradizionali che digitali.
Mirino Reflex TTL: mostra esattamente la stessa scena che verrà
memorizzata nel fotogramma finale (chimico o digitale che sia).
Il mirino reflex sfrutta i raggi che passano nell'obiettivo (TTL=Through
The Lens, attraverso l'obiettivo), quindi fornisce una inquadratura
molto accurata e indicazioni precise sulla messa a fuoco. Si può
trovare sia su fotocamere tradizionali che digitali.
Mirino Reflex Elettronico: alcune fotocamere digitali presentano
una costruzione simile alle reflex TTL, ma utilizzano un display
LCD molto piccolo al posto del pentaprisma; questo display funziona
come il visore esterno presente sul dorso di molte fotocamere digitali.
Gode degli stessi vantaggi di un mirino reflex tradizionale, però
consuma corrente elettrica.
Obiettivo:
si intende tutta la parte di lenti che si occupa di far convergere
l'immagine da catturare sulla pellicola o sul CCD, quindi la sua
importanza è ben superiore a quella di un comune pezzo di
vetro, bisogna privilegiare gli obiettivi di diametro maggiore in
quanto permettono di ottenere immagini più nitide in quanto
lasciano passare più luce. Esempi di obiettivi:
- Grandangolari
(WideAngle): Permettono di riprendere maggiori porzioni di immagine
e sono utili per ottenere foto di panorami. L'utilizzare però
un grandangolo per fotografare soggetti abbastanza vicini porta
l'immagine a subire l'effetto botte, ovvero una curvatura convessa
al centro che deforma in maniera più o meno percettibile
l'immagine finale. L'effetto botte dipende anche sensibilmente
dall'obiettivo e dalla fattura delle lenti. Per evitare l’effetto
botte con photoshop:
1. Allarga il quadro di un 30% (immagine/dimensione quadro), poi
2. Filtro/effetto sfera, dove regolerai a seconda della situazione
3. In ogni caso un buon fotoritocco è sempre conveniente
con le foto digitali, se lavori bene (pochi minuti) avrai molto
di più di quanto hai con la foto tradizionale. Se non ritocchi,
salvo casi particolari macchine eccelse, il digitale non ha senso:
è peggiore.
- Teleobiettivo:
Permette di ingrandire i soggetti distanti. Anche qui una dicitura
meno professionale: ricorda l'effetto di un binocolo e permette
dunque di fotografare in dettaglio elementi piccoli o distanti.
- Zoom ottico:
Si tratta di un obiettivo avente una lunghezza focale variabile,
per cui può fare, ad esempio, sia da grandangolo che da
teleobiettivo, con tutte le focali intermedie tra i due estremi.
Esempio: 35-105 mm è un obiettivo zoom leggermente grandangolare
(35 poco meno di 50 mm, considerato obiettivo di lunghezza focale
normale nel formato 24x36) e discretamente tele (105 abbastanza
più grande di 50).
- Obiettivo
macro: Obiettivo particolarmente corretto per fornire un’ottima
definizione quando si fotografano soggetti a distanza molto ravvicinata.
Otturatore:
Consente alla luce di raggiungere la pellicola ed impressionarla
per il tempo
necessario ad ottenere la giusta esposizione della pellicola. Il
controllo dei tempi di esposizione può essere meccanico o
elettronico, in questo caso il funzionamento è subordinato
all’alimentazione di una pila.
Otturatore
a tendina:
È costituito da due tendine che scorrono in orizzontale o
in verticale
sul piano focale dell’apparecchio. Le tendine possono essere
realizzate in stoffa, metallo o materiali compositi come policarbonato
e carbonio. Il tempo di esposizione è dato dall’intervallo
di tempo che passa tra lo scatto della prima (si apre l’otturatore)
e quello della seconda tendina (si chiude l’otturatore).
Otturatore
centrale:
Collocato tra le lenti di un obiettivo nei pressi del diaframma,
funziona grazie ad una serie di lamelle che si aprono e si chiudono
ad iride. Controllato meccanicamente o elettronicamente, permette
l’uso del flash elettronico con qualunque tempo di scatto.
Profondità
di campo:
E’ la zona che appare nitida nell’immagine fotografica
finale. E’ possibile controllare la sua ampiezza grazie all’uso
del diaframma: più il diaframma è aperto più
ridotta sarà l’ampiezza della profondità di
campo. Più il diaframma è chiuso più la profondità
di campo sarà ampia.
Sulla profondità di campo, tuttavia, agiscono anche la distanza
di ripresa (più è breve più, a parità
di apertura del diaframma, la profondità di campo è
ridotta) e la lunghezza focale dell’obiettivo (più
essa è corta più la profondità di campo, a
parità di diaframma e di distanza di ripresa, sarà
ampia). Conoscere prima dello scatto di quanto sarà ampia
la profondità di campo significa poter controllare i dettagli
della ripresa. Per questo si può far riferimento alle tabelle
della profondità di campo o alle indicazioni previste sul
barilotto degli obiettivi. Con gli apparecchi reflex che lo consentono
è possibile osservare l’ampiezza della profondità
di campo direttamente nel mirino. In questo caso occorre chiudere
il diaframma dell’obiettivo al valore scelto per la ripresa
e osservare sullo schermo di messa a fuoco (che risulterà
annerito tanto più il diaframma sarà chiuso) l’estensione
dei piani nitidi.
Profondità
di fuoco:
Un obiettivo perfettamente a fuoco forma un’immagine nitida
su un
preciso piano (piano focale). Tuttavia avanti e dietro questo piano
esiste una limitata zona di nitidezza ancora accettabile che prende
il nome di profondità di fuoco.
Sensore
CCD:
E' il cuore di una macchina fotografica digitale, la risoluzione
e molti effetti come il bilanciamento del bianco o il tempo di scatto
o il controllo dell'esposizione dipendono dalla bontà di
questo piccolo sensore. Il CCD è l'alternativa della pellicola
nel mondo digitale, si tratta infatti di un congegno miniaturizzato
che possiede migliaia di elementi sensibili alla luce e capaci di
digitalizzare il campione luminoso che prelevano localmente sotto
forma di un colore. L'immagine reale viene così campionata
secondo questi mille e mille occhi e viene convertita in un prodotto
digitale.
I CCD non vanno però confusi con i CMOS, questi ultimi molto
economici e presenti sulla maggior parte delle webcam e delle macchine
fotografiche-webcam. A differenza di questi ultimi infatti i CCD
sono molto più precisi e permettono lunghezze focali impensabili
per i CMOS.
Viraggio:
Trattamento chimico per mezzo del quale si modifica il colore di
una stampa fotografica in bianco e nero. Classico è il colore
seppia. Alcune macchine digitali permettono all’utente di
scegliere prima dello scatto il tipo di viraggio, oppure in fase
post produzione con programmi di fotoritocco è possibile
virare le immagini a colori in b/n.
Zoom
digitale:
Funzionalità delle fotocamere digitali, che simula uno zoom
ottico.
A dire il vero si tratta di una prestazione assai poco significativa,
utile più che altro a fini pubblicitari. Infatti si tratta
di un artificio software che ingrandisce la porzione centrale memorizzata
dal CCD, aumentandone artificiosamente la risoluzione per portarla
a riempire il fotogramma. La stessa operazione è preferibile
farla sul computer con programmi di ritocco fotografico, che fanno
la stessa cosa in maniera migliore.
Addirittura alcuni zoom digitali non fanno altro che ritagliare
una porzione centrale del fotogramma appena scattato, salvandola
in memoria con le nuove dimensioni ridotte: evidentemente non si
tratta di una zoomata, ma di un taglio vero e proprio, che offre
l'unico vantaggio di fare risparmiare spazio in memoria. Il risultato
dello zoom digitale è molto scadente, sia in video che soprattutto
in stampa: le foto risultano molto sgranate.
Questo
glossario è nato per dare l'opportunità a tutti
di crescere e di migliorare le proprie tecniche fotografiche.
Ho cercato di raccogliere in un unico luogo tutti i termini
fondamentali della fotografia digitalre. Ho raccolto termini
e citazioni in giro per internet.
Desidero ringraziare: abc-fotografia e ecn.org che mi hanno
dato fruttuosi spunti per la stesura di questo glossario.
Ringrazio JJSapido per le utili informazioni
che mi ha dato, scusandomi se non l'ho citato in precedenza.
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